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Per innovare la città di Roma è necessario effettuare due operazioni semplici ma ideologicamente rivoluzionare: ricominciare ad utilizzare e a funzionalizzare la città. Questi termini non dovrebbero suonare come un’offesa per i cittadini romani e per i cultori e gli studiosi della classicità: la modernità degli antichi dovrebbe frenarci dal relegare il loro messaggio culturale alla sola estetic. Le caratteristiche vincenti dei romani – che avrebbero usato il termine skill senza fastidio, consapevoli di aver loro stessi imposto una lingua a un continente per secoli – erano in primo luogo pragmatiche, ingegneristiche, funzionali. La stratificata città di oggi riflette poveramente quell’impianto: la storia ha costruito bellezza e unicità, ma sottratto funzionalità e vivibilità

Nel mondo ci si interroga su quale sia il futuro del lavoro, data la crescente automatizzazione; non è facile avere un risposta. In un contesto geograficamente limitato, però, è possibile immaginare applicazioni e riconoscere vantaggi competitivi rispetto a questo trend.

La città di Roma possiede un patrimonio archeologico incalcolabile, potenzialmente infinito, data la vastità di terreni non esplorati in maniera esaustiva. Tale patrimonio deve essere posto al centro di una strategia di protagonismo assoluto della città di Roma nei seguenti campi complementari:

  • Le tecnologie per la ricerca archeologica. Roma è la capitale della patria del restauro: tale primato deve essere mantenuto, attraverso l’aggiornamento tecnologico, l’interazione tra università, amministrazione e soprintendenze, lo scambio accademico internazionale e il coinvolgimento di attori finora non considerati, ad esempio gli istituti tecnici. Roma dovrebbe poi diventare la sede naturale per le startup dei domini dell’archeologia, della storia dell’arte, del turismo. Bisogna riprendere il tentativo che fu fatto nel 2011 di creare un incubatore verticale su questi temi e rafforzarlo con un impegno politico a mantenere vivi gli scambi tra tutti gli operatori dell’ambito nella città.
  • Lo sviluppo di realtà aumentata per la fruizione del patrimonio. L’utilizzo sapiente di tecniche recenti, come il 3D-mapping, permette la creazione di scenari interattivi con il patrimonio esistente: abbiamo già alcuni esempi virtuosi, come quello dei fori di Cesare e Augusto o “l’Ara com’era”. Tali creazioni, potenzialmente infinite, possono generare esperienze differenti a partire dagli stessi luoghi e monumenti: ciò permette di personalizzare le visite, consentendo ad esempio di differenziare le esperienze, anche contemporanee, di adulti e bambini, di illuminare aspetti diversi di una stessa opera affinchè ne possano fruire in modo differenziato profani ed esperti, di ampliare l’offerta in termini di lingue e di pubblici particolari, come i disabil. Infine e soprattutto, questa creazione di strati di contenuto digitale sul patrimonio artistico e archeologico consentirebbe di creare stagionalmente nuovi stimoli per visitare luoghi già visti, coinvolgendo i residenti in una riscoperta profonda del patrimonio di Roma, da cui si potrebbe auspicare l’innnesco di un sentimento di riappropriazione, e quindi strenua difesa, delle sue tante bellezze. In tutto questo, la creazione di contenuti diventerebbe lo sbocco naturale dei tanti talenti locali al momento impiegati con alterne fortune nelle arti sceniche. Intere professioni artistiche potrebbero trovare in questo ambito una miniera di attività creative e remunerative, da svolgere al posto o in parallelo a quelle più tradizionali, nel recupero di un’altra delle vocazioni romane, quella del grande cinema e del grande teatro.
  • L’utilizzo combinato di tecnologie e patrimonio per utilizzi commerciali, tra cui in primo luogo il gaming. Grazie alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie è possibile immaginare una fruizione anche interattiva del patrimonio artistico e archeologico. Una volta superata un’impostazione ideologica nei confronti dell’antico, si può immaginare di aprire alcuni luoghi a sperimentazioni. Soprattutto nei gioielli di Roma meno visitati (pensiamo ad esempio alla meravigliosa ma ben poco battuta Villa dei Quintili) si potrebbero inserire le tecnologie necessarie a permettere esperienze interattive di gioco, creando eventi ad hoc ai quali – osiamo ipotizzare – le grandi case produttrici di videogiochi sarebbero interessate, ad esempio per il lancio di nuovi prodotti. Un utilizzo commerciale programmato ed episodico genererebbe introiti con i quali investire nel patrimonio, in un evidente circolo virtuoso. Un adeguata gestione degli eventi creerebbe poi un circuito di esclusività tale da mantenere alto l’interesse globale per tutte le aree preziose della città, anche quelle al momento meno note, e potrebbe creare nuovi circuiti turistici invece di appesantire quelli classici, in un flusso di interazioni positive con il territorio e con le periferie.
  • La connessione dei campi citati in un sistema virtuoso di scambi in cui il rispetto e la valorizzazione del patrimonio portino all’utilizzo proficuo dello stesso, all’interno di valutazioni effettive e non ideologiche dell’impatto dei diversi utilizzi. La conservazione delle vestigia deve diventare conservazione dello spirito delle stesse: i mercati, le ville, gli stadi devono tornare ad essere luogo d’azione e di fruizione dei romani e dei cittadini di tutto il mondo. Non tutto ciò che è storico deve essere musealizzato: la tecnologia permette un utilizzo rispettoso e multifunzionale degli spazi, del quale la città di Roma deve diventare l’avanguardia mondiale.

I cittadini di ogni parte del mondo dovranno desiderare di visitare Roma consapevoli che soltanto in questa città potranno assaporare l’esperienza di un viaggio nel tempo, reso possibile dall’unione virtuosa della perizia tecnici dei romani antichi e dei romani di oggi.

Tamdiu discendum est, quamdiu vivas – Gli antichi ce lo insegnano: se vogliamo che Roma sia viva, la città deve tornare ad imparare, e noi cittadini con lei. Un sistema di infrastrutture per la ricerca e l’applicazione tecnologica nei campi della fruizione e della conservazione del patrimonio può essere la grande idea per Roma: lavoro, attrattività, unicità, passato e futuro insieme.

Un contributo di Giulia Lucarelli