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Seguire il Commercio e l'Economia

Roma è senz’altro una città dalla forte vocazione commerciale, e questo non soltanto a in quanto hub turistico internazionale.

Nell’ambito delle politiche commerciali occorre stabilire una linea chiara della federazione romana, non condizionata da interessi locali e particolaristici, che il più delle volte non consentono nessun tipo di programmazione di lungo periodo e che nulla hanno a che vedere con la realtà di una capitale che per vocazione ambisce ad una dimensione internazionale.

Occorre sanare le ferite che l’ottica provincialistica degli ultimi anni ha creato: tale operazione sarebbe aiutata, ad esempio, dall’applicazione della direttiva Bolkestein, almeno per quanto concerne l’ampio tema del commercio su area pubblica e dei venditori ambulanti.

Occorre avere una sua visione del commercio cittadino di lungo periodo, soprattutto considerando che Roma è cresciuta in maniera deforme negli ultimi decenni, generando un commercio, e più in generale un’economia, di scarso livello.

Il Partito Democratico si deve impegnare a stabilire una linea chiara per gli eletti nelle istituzioni su questi temi, senza fughe in avanti o posizioni non condivise all’interno degli stessi organi di partito. Al tempo stesso, il partito si dovrà fare portavoce di alcune proposte da portare nelle relative sedi istituzionali, come ad esempio l’implementazione e il potenziamento delle reti commerciali territoriali, che possono garantire una forma di commercio vicinale ma in grado di competere con la grande distribuzione.

Inoltre le reti commerciali all’interno della città rappresenterebbero un prezioso strumento per sostenere il ravvivamento di alcune zone che, sino ad ora, hanno incontrato notevoli difficoltà nell’essere valorizzate.

Un patto politico ed amministrativo col commercio sano della nostra città è l’unico modo per rilanciare gli investimenti produttivi e puntare su un incremento dei posti di lavoro che non sia soltanto appannaggio dell’amplissima macchina amministrativa comunale e della tradizionale vocazione ministeriale di Roma, ma che sia anche generato dai grandi investimenti privati.

Una città “che funziona” è una città nella quale si possono stringere con facilità rapporti commerciali, dove si tengono convegni a vocazione internazionale di richiamo per le maggiori aziende dei vari settori, ma anche in cui i lavoratori possono con facilità raggiungere il posto di lavoro. Città dove le grandi aziende aspirino ad aprire le proprie sedi non solo perché “comode”, ma anche perché possono essere una vetrina internazionale. Roma, nella sua unicità, deve ambire a tale status.

La capitale, inoltre, non è soggetto passivo e attivo nell’industria attraverso le proprie municipalizzate: esse costituiscono un enorme patrimonio dell’amministrazione comunale e non dovranno più essere pensate come semplici aziende di servizi, bensì come  industrie in grado di competere nel panorama italiano ed internazionale. Occorrono piani industriali di lungo termine che proiettino queste aziende anche al di fuori dei confini territoriali romani, ampliandone i margini di guadagno. Pensiamo all’ATM di Milano: essa si occupa, oltre ovviamente che del trasporto pubblico locale, della gestione della Metropolitana di Copenaghen ed ha messo a reddito il proprio know how sulla gestione dei sinistri assicurativi portando alla nascita della GESAM, una società controllata interamente dalla stessa ATM.

Tutto questo può essere raggiunto solamente con un piano di bilancio espansivo dedicando risorse agli ambiti che generano guadagno: anche a quel guadagno sono appese le sorti di questa città.